Le figurine di Radiospazio. Finali repentini

Nasten’ka se ne stava ferma, in silenzio, come inchiodata al suolo; un momento dopo cominciò con una sorta di timidezza a stringersi forte a me. La sua mano cominciò a tremare nella mia mano; la guardai… Ella si appoggiò a me ancora più forte. In quell’istante passò accanto a noi un giovane. Egli a un tratto si fermò, ci guardò fissamente e poi fece di nuovo alcuni passi. Il mio cuore tremò… «Nasten’ka», dissi sottovoce, «chi è, Nasten’ka?» «È lui!» mi rispose lei in un bisbiglio, stringendosi ancora di più a me trepidando… Io mi reggevo a stento sulle gambe. «Nasten’ka! Nasten’ka! Sei tu!» risuonò una voce dietro a noi e in quello stesso istante il giovane fece alcuni passi verso di noi…
Mio Dio, come gridò! Come sussultò! Come si strappò dalle mie braccia e gli volò incontro!… Io ero lì fermo e li guardavo come colpito a morte. Ma appena ella gli ebbe dato la mano, appena si fu gettata tra le sue braccia, improvvisamente di nuovo si voltò verso di me, in un lampo mi fu accanto e, prima che riuscissi a raccapezzarmi, mi gettò entrambe le braccia al collo e mi baciò forte e con ardore. Poi, senza dire una parola, si lanciò di nuovo verso di lui, lo prese per le mani e lo trascinò con sé. Io rimasi lì a lungo a guardarli… Finalmente entrambi sparirono alla mia vista.

Fëdor Dostoevskij Le notti bianche

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