Dotothy Parker, Ci siamo!

LUI                 Ci siamo.

LEI                 Ci siamo, non è vero?

LUI                 Siamo sposati esattamente da due ore e ventisei minuti.

LEI                 Toh, mi pareva di più.

LUI                 Siamo sposati e tutto va bene. Voglio dire: lo sposalizio è fatto, tutto è fatto.

LEI                 È stato bello, eh? Ti piaceva davvero il mio velo?

LUI                 Eri straordinaria. Proprio straordinaria.

LEI                 Ne sono così felice! Ellie e Louise erano carine, no? Sono contenta che si siano decise per il rosa. Erano davvero carine.

LUI                 Senti, voglio dirti una cosa. Quando aspettavo che tu venissi, là in piedi nella vecchia chiesa, ho visto le due damigelle e ho pensato: guarda, non credevo che Louise potesse far questa figura! Finora non aveva mai attirato lo sguardo così.

LEI                 Ah sì, eh? Buffo. Infatti molti han detto che l’acconciatura e il cappello erano carini, ma tanta gente l’ha trovata un po’ stanca. 

LUI                 In ogni modo dava nell’occhio.

LEI                 Sono contenta che ti sia parsa così. Contenta che ci sia stato almeno uno… Ed Ellie, come t’è parsa?

LUI                 Francamente non l’ho neppur guardata.

LEI                 Davvero? È una bruttissima cosa, è terribile che non ti piaccia mia sorella.

LUI                 Certo che mi piace! Ne vado matto. È una cara ragazza.

LEI                 Non ti credere che a lei importi qualcosa! Ne ha abbastanza di gente intorno. Non gliene importa nulla, di piacerti o no. Non farti illusioni. Ma il fatto è questo, non posso mandarlo giù che non ti piaccia, ecco tutto. E quando torneremo e ci installeremo in casa nostra sarà tremendo per me che tu non voglia aver a che fare con la mia famiglia.

LUI                 Ma che discorsi sono questi? Li sai benissimo i miei sentimenti sulla tua famiglia. Io credo che la signora tua… sì, che tua madre è deliziosa. E anche Ellie. E anche tuo padre. Cosa tiri fuori, ora?

LEI                 Me ne sono accorta. Non ti credere che non me ne sono accorta. Tanta gente si sposa e crede che tutto andrà benissimo, eccetera, e poi tutto va a carte quarantotto perché non possono soffrire la gente di famiglia o per cose simili. Non ne parliamo. L’ho visto succedere.

LUI                 Tesoro, che discorsi sono questi? Perché ti arrabbi? Siamo in piena luna di miele. Perché ci si deve mettere a battagliare? Sei nervosa, mi pare.

LEI                 Io? E perché dovrei esserlo? Io…io… non sono nervosa, perdio.

LUI                 Lo sai bene, spesso le ragazze diventano nervose e acide a forza di pensare.

LEI                 Ma sì, non facciamo baruffe. Non facciamo come gli altri. Non diamoci fastidi, seccature o cose simili. Ti va?

LUI                 Non ci beccheremo più, non è vero?

LEI                 No. Mai più. Non so che cosa m’ha fatto far così. Era così strano, era un incubo quel continuo pensare a tutti coloro che si sposano, in tutto il mondo, e quanti guastano tutto con le baruffe e col resto. C’era da perder la testa a pensarci. Oh, non voglio esser così! A noi non succederà, vero?

LUI                 No di certo.

LEI                 Non dobbiamo sbranarci, non dobbiamo litigare. Ma ora sarà tutto diverso, ora siamo sposati. Tutto andrà benissimo. Prendi il mio cappello, per favore, caro. È ora che me lo rimetta. Ti piace, coccolo mio?

LUI                 Ti sta molto bene.

LEI                 No, voglio dire se ti piace davvero?

LUI                 Non m’intendo di queste cose. Mi piacciono i cappelli del tipo di quello azzurro, che avevi. Mi piaceva infinitamente.

LEI                 Davvero? È un vero peccato che questo non ti piaccia.

LUI                 Ma sì che mi piace!

LEI                 Hai appena detto di no.

LUI                 Non ho detto nulla di simile. Tu sei matta.

LEI                 Sarò matta, forse.  Ma fa un certo senso pensare che s’è sposato un uomo che vi trova un perfido gusto in fatto di cappelli. E dice addirittura che son matta.

LUI                 Ma insomma, ascolta, io non ho detto nulla di simile. Ma certo che  mi piace il tuo cappello! Più lo guardo e più mi piace. È straordinario.

LEI                 Ma davvero? Sinceramente? Oh, ne sono contenta. Ti avrei detestato se non ti fosse piaciuto. Sarebbe stato… non so, sarebbe stato qualcosa come un cattivo inizio.

LUI                 Ma io ne vado matto, ti dico. E ora abbiamo arrangiato anche questa, per grazia di Dio. Agnellino mio… Non ci dovranno essere cattivi inizi. Pensiamo ai fatti nostri, siamo in piena luna di miele. Fra poco saremo due vecchi sposi, come tanti. Voglio dire… voglio dire che fra pochi minuti saremo a New York e andremo all’albergo e tutto andrà benissimo. Voglio dire… guarda un po’! Ecco fatto: siamo sposati! Ci siamo!

LEI                 Sì, ci siamo!

Dorothy Parker, Il mio mondo è qui, Bompiani, Traduzione Eugenio Montale

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