
Le baracche le distese di filo spinato, perfino il tristemente noto motto all’entrata del campo di concentramento nazista, “Arbeit macht frei”, ogni giorno venivano accarezzati da note musicali. Sembra impensabile che in un luogo di sofferenze e dolore ci fosse spazio per un qualcosa che questi sentimenti, un minimo, li alleviava. Non si tratta di musica clandestina, perché quelle note risuonavano per espresso desiderio degli stessi intendenti del campo, dalle SS ai medici dell’infermeria.
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1 commento su “Alma Rosè, una violinista ad Auschwitz che regalò speranza nel campo di sterminio con l’Orchestra femminile (bonculture)”