
Era giunto il momento di confessare tutto al marito. Solo con questo atto purificatore si sarebbe liberata dai dubbi e dalle ansietà che la assillavano. Nutriva, inoltre, una intensa, infantile curiosità per Come Suo Marito l’Avrebbe presa. Le confidenze già fatto alle amiche le sembravano sbiadite prove generali della confidenza che stava per fare. Forse era solo per questa conclusione che tutto l’intrigo era stato tracciato. Quella sarebbe stata l’ultima prova d’amore di suo marito, la sua completa, perfetta, essenziale dimostrazione.
Non fu delusa. Gli confessò tutto a colazione, in un ristorante alla moda, perché, disse, egli avrebbe potuto controllarsi meglio in pubblico.
Lasciarono il ristorante insieme e camminarono per le strade tenendosi per mano, con le lacrime che scorrevano a fiumi giù per il viso. Fu la più viva, la più sottile, la più idillica esperienza della sua vita. Lei era insieme carnefice e vittima – infliggeva la pena e la condivideva.
Mary Mc Carty, Gli uomini della sua vita, Feltrinelli. Traduzione di A. Darè