
Era il 1987, e nell’Italia dei governi Craxi e Fanfani, con la sua moneta sovrana, La Piovra in prima serata, l’Unione Europea ancora di là da venire e trecentomila lire che erano davvero trecentomila lire, spuntava uno studio che oggi farebbe rabbrividire. Si intitolava Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, l’autrice era la rinomata linguista Alma Sabatini e, che ci crediate o no, fu commissionato dal Parlamento italiano e messo alle stampe dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di allora, a maggioranza democristiana. Se non siete già scappati a gambe levate, pensate allo straordinario tempismo di questo manualetto, che a seguito di un’accurata indagine sulla terminologia usata nei libri di testo e dai mass media, si proponeva di “dare visibilità linguistica alle donne e pari valore linguistico a termini riferiti al sesso femminile”.
In altre parole già trent’anni fa, molto prima delle vandee populiste scatenate oggi da destra e da sinistra contro il politically correct, esisteva un’analisi scientifica che affrontava le implicazioni sociali e politiche della lingua e proponeva nuove linee guida alle scuole e all’editoria: con buona pace della nazione spaesata e nostalgica che ha trasformato Laura Boldrini nel suo capro espiatorio.
Leggi l’intero articolo: https://thevision.com/cultura/uso-egualitario-asterisco-regressivo/