La situazione dell’analisi quale Freud l’ha scoperta è una situazione straordinaria che sembra uscita da un mondo di fiaba. Questa messa in rapporto del divano con la poltrona, questo colloquio nudo in cui, in uno spazio separato, tagliato fuori dal mondo, due persone invisibili l’una all’altra poco a poco sono chiamate a confondersi col potere di parlare e quello di ascoltare e ad avere come unica relazione l’intimità neutra delle due facce del discorso, questa libertà per l’uno di dire qualsiasi cosa, per l’altro d’ascoltare senza attenzione, come a sua insaputa e come se non fosse presente, – libertà che si trasforma nella piú crudele delle costrizioni, quest’assenza di rapporto che diventa proprio per questo il rapporto piú oscuro, piú aperto e piú chiuso. L’uno che in un certo senso deve parlare senza posa, esprimendo l’incessante, non solo dicendo ciò che non si può dire, ma giungendo quasi a parlare sulla base dell’impossibilità di parlare, impossibilità che è sempre già nelle parole non meno che al di qua di esse, vuoto e bianco che non è un segreto né una cosa taciuta, ma una cosa sempre già detta, taciuta dalle parole stesse che la dicono e in esse – e cosí si dice sempre tutto e non si dice nulla; l’altro che in apparenza è il piú distratto, il piú assente degli ascoltatori, un uomo senza volto, a malapena qualcuno, una specie di chiunque che equilibra la cosa qualsiasi in cui consiste il discorso; è una specie di cavità nello spazio, un vuoto silenzioso che pure è la vera ragione di parlare, che senza posa rompe l’equilibrio facendo variare la tensione degli scambi, rispondendo e non rispondendo e trasformando insensibilmente il monologo senza uscita in un dialogo in cui entrambi hanno parlato.
Maurice Blanchot,. La conversazione infinita: Scritti sull’«insensato gioco di scrivere» (Piccola biblioteca Einaudi