
«Perché sei un vigliacco?» chiese Dorothy, guardando, meravigliata, la belva grossa come un puledro.
«È un mistero» disse il Leone. «Credo di essere nato così. Tutte le bestie che vivono nella foresta pensano che io sia molto coraggioso. Il Leone è o non è il re degli animali? Per fortuna fin da piccolo ho imparato che, vigliacco o no, un’arma ce l’avevo: il mio ruggito. Con quello riesco a mettere in fuga chiunque. Tutte le volte che ho incontrato un uomo sulla mia strada, quasi morivo di paura, ma poi bastava un ruggito, uno solo, per farlo scappar via a gambe levate. Se a un orso, un elefante, una tigre, venisse in mente di assalirmi, sarei io a scappare, sono così vigliacco! Ma non appena ne intravedo uno alla lontana, spalanco la bocca, ruggisco e quelli se la squagliano.» «Non è giusto!» esclamò lo Spaventapasseri, risentito. «Il re degli animali non può, non deve essere un vigliacco!» «Lo so.»
E con il pennacchio della coda il Leone si asciugò una lacrima. «Tu sapessi come sono infelice! Ma non riesco a vincermi: se sento odor di pericolo, il cuore comincia a battermi all’impazzata.» «Forse hai un cuore malato» disse il Taglialegna.
«Chissà, può darsi.»
«In questo caso dovresti essere contento;» riprese il Taglialegna di Latta «se hai mal di cuore significa che un cuore ce l’hai. Io, invece, non potrei mai soffrire di quella malattia perché il cuore non ce l’ho.»
«Però,» ribatté il Leone «se non avessi un cuore forse non sarei tanto vigliacco.»
Frank Lyman Baum, Il mago di Oz
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