Il video della domenica. Maria Dolores Pesce, “Marx può aspettare”, di Marco Bellocchio

http://Www.youtube.com/watch?v=La626gVGCrw
Una preziosa operazione di sincerità, ovvero di verità, nello spazio che la narrazione di sé consente ad un artista sensibile come Marco Bellocchio. Uno sguardo non facile come non è facile fare un film sulla propria intimità, quella intimità traslata e criptata spesso in tanti suoi film e che la famiglia continua a custodire tra quelle reciproche negazioni che le maschere sociali nascondono, forse preservando, in ciascuno ma non in tutti, il diritto alla sopravvivenza.
Marco Bellocchio si mostra mostrando la sua famiglia e lasciando che si compongano gli eventi
filtrati dalla memoria dei fratelli superstiti, una memoria sempre sul punto di contraddirsi intorno
all’oscurità, e anche al mistero, di una scelta, quella di Camillo Bellocchio gemello di Marco e
ultimogenito di una numerosa famiglia di provincia, di suicidarsi a soli 29 anni.
Una famiglia borghese e benestante, come tante custode della propria onorabilità e insieme di
grumi di dolore e di angoscia di fronte ai quali ciascuno, come dice uno dei protagonisti, ha cercato di sopravvivere da solo, non tutti riuscendovi. Una famiglia dai ruoli rigidi alimentati spesso da una religiosità materna con poche sfumature ma molti compromessi, segnati innanzitutto dalla divisione tra maschi, destinati al mondo e alla sua competizione, e femmine, chiuse in ruoli subordinati che sembrano averle spente al di là di lampi di ingenua affettività.
Qualcuno dunque non ha avuto la forza di competere e dunque di sopravvivere a quelle esperienze, alla presenza di un fratello primogenito malato nella mente e con cui sei costretto, per scelta paterna, a dormire nella stessa stanza per anni, e a quella di fratelli che sembrano conquistare con facilità un loro posto nel mondo.
Tutto scorre fluido e naturale sullo schermo, anche le difese che ciascuno mette in campo, con le
sue maschere di intellettuale o di sindacalista avvezzo alla realtà, in fondo per sottrarsi ad una luce troppo forte, accesa ad illuminare una sorta di senso di colpa ormai accettato quasi come un destino.
“Marx può aspettare” dice Camillo a Marco in quella che è una ennesima, forse una delle ultime
richieste d’aiuto a chi era riuscito a sottrarsi, con l’arte e anche con la politica, ad una gabbia che lo stava consumando. Commuovere e commuoverci è adesso la nostra ultima risorsa.
Maria Dolores Pesce