Narrativa. Giulio Mozzi, Al festival dei libri

Giovanni – 27 settembre 2004
Pordenone. Ieri, circa le undici di mattina. Sono sopravvissuto alla premiazione della Vetrina Più Bella di Pordenonelegge, il Festival dei libri con gli autori. Il proprietario del negozio d’abbigliamento «Fou You» ha vinto una targa e due borse piene di libri.
Mi inoltro nel corso pieno di gente.
Mentre contemplo una bancarella di chincaglierie – e mi domando, perplesso, quante siano le chincaglierie esistenti al mondo; e se mai, a forza di vendere, le chincaglierie finiranno – una voce maschile chiama:
«Giovanni! Giovanni!»                                
La voce sembra piuttosto irritata.
Io osservo un piccolo busto di John Kennedy in legno dipinto.
Si sente ancora: «Giovanni! Giovanni!»                
La voce sembra furibonda.
Com’è come non è, mi volto. E mi trovo difronte un tipo ansimante con tantissimi capelli, una camicia a righe fuori dalle braghe, la faccia arrossata.
«Giovanni, cazzo», dice il tipo.
«Ce l’ha con me?», dico, puntandomi l’indice destro al centro del petto.
Il tipo sbianca.
«Scusa», dice continuando ad ansimare, «scusa, cazzo, ti avevo preso per Giovanni, cazzo, dove cazzo sarà finito.»
«Mi spiace», dico,«ma non la posso aiutare».
«Ma che cazzo te ne frega a te» dice il tipo rallentando appena l’ansamento. «Che cazzo te ne frega a te», ripete.
Lascio perdere. Faccio per voltarmi.
«Che c’è?», dico.
«E cazzo», dice il tipo continuando a tenermi la mano sulla spalla, «mi prendi per il culo e ne vai? Che cazzo me ne frega a me, non me ne incula un cazzo, se mi vuoi prendere per il culo fai come cazzo di pare, ma non te ne vai mica così, cazzo».
«Be’», dico rigirandomi verso di lui e incrociando le braccia, «che cosa dovrei fare?»
«Ma fa’ quel cazzo che vuoi, va’», dice il tipo. Mi molla la spalla, si gira e se ne va.
«Giovanni! Giovanni!»                                
Il bancarellaro delle chincaglierie, che evidentemente è del posto, mi strizza l’occhio:
«Non si preoccupi. È fatto così».
«Sì, vabbè», dico, «ma non è il massimo della cortesia, mi pare».
Il bancarellaro ride. «Perché lei non conosce Giovanni», dice.

 Giulio Mozzi, Sono l’ultimo a scendere (e altre storie), Laurana reloaded

 

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