
Per Franz la musica è l’arte che più si avvicina alla bellezza dionisiaca intesa come ebbrezza. Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles. Franz non fa distinzione tra musica classica e musica leggera. Questa distinzione gli sembra antiquata e ipocrita. Ama allo stesso modo il rock e Mozart.
Considera la musica come una forza liberatrice: essa lo libera dalla solitudine, dalla chiusura, dalla polvere delle biblioteche, apre nel suo corpo una porta attraverso la quale l’anima esce nel mondo per fraternizzare. Ama ballare e gli spiace che Sabina non con(livida con lui questa passione. Siedono insieme al ristorante e dall’altoparlante una rumorosa musica ritmata li accompagna mentre mangiano. Sabina dice: «È un circolo vizioso. La gente diventa sorda perché mette la musica a volume sempre più alto. E poiché diventa sorda, non le rimane che metterla a volume ancora più alto». « A te la musica non piace? » chiede Franz. « No » dice Sabina. Poi aggiunge: « Magari, se fossi vissuta in un’altra epoca… » e pensa al tempo in cui viveva Johann Sebastian Bach e la musica assomigliava a una rosa fiorita sulla sconfinata landa nevosa del silenzio.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere