
“La lingua italiana va braccata. Bisogna battere i boschi, per stanarla; bisogna muoversi con l’ingegno dei lacci, porre trappole e avere l’ostinata astronomia della tenacia, perché “questa fiera fa sentire il suo profumo ovunque, ma in nessun luogo si mostra”. Secondo Dante, il volgare “illustre, regale”, la lingua utopica degli “Italiani”, “appartiene a tutte le città senza apparire proprio di alcuna di esse”.
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