
Audace, ironico e sovversivo, l’esordio della scrittrice tedesca Katharina Volckmer parla di isolamento e del potere della riparazione, tra sogni di sesso con Hitler e il desiderio di superare l’Olocausto amando un ebreo
“Un cazzo ebreo” è probabilmente il libro sul quale si dibatterà di più nel 2021. Non solo per quel titolo così provocatorio, ma ancor di più per i contenuti dissacranti che (apparentemente) irridono il periodo storico più traumatico che il mondo occidentale abbia conosciuto. In realtà, finalmente. ci permette di farci i conti – senza sconti – grazie a un ininterrotto flusso di coscienza che, mischiando sogni sessuali con il Führer a un senso claustrofobico di isolamento per una società oppressiva, è in grado di metterci con le spalle al muro di fronte alle nostre sicurezze.
Il romanzo di Katharina Volckmer esce in Italia con La Nave di Teseo il 7 gennaio e già dall’incipit è tutto un programma: “So che potrebbe non essere il momento migliore per sollevare l’argomento, dottor Seligman, ma mi è appena venuto in mente che una volta ho sognato di essere Hitler”. Prosegue così una confessione irriverente e dissacrante in cui la protagonista passa da sogni di sesso con il dittatore nazista al senso di isolamento provocato dall’ambiente che la circonda.
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