
http://youtube.com/watch?v=EvYVPobp3jM
Un mondo in cui la solitudine si è diffusa come un contagio, ben più grave forse di qualunque pandemia, tra megalopoli paradossalmente piene di gente prive di qualsiasi relazione affettiva con il suo numerosissimo prossimo e abbandoni della vita, in qualunque luogo, molto prima che sopraggiunga la morte fisica. È quello che indaga Werner Herzog con un questo suo film, riconoscibile ma diverso da tutti gli altri, in cui la narrazione e la fiction usano la sintassi del documentario per sovrapporre le finzioni, anche figurative in questi grandi e irreali parchi urbani, fino a costruire una verità in cui la realtà della vita sembra essersi definitivamente smarrita. Una Agenzia (reale) che affitta amici, parenti e anche fans (i famosi follower), in cui perciò si possono comprare gli affetti che non riusciamo a costruire, chiusi nella nostra solitudine e impauriti dal rischio della vita cui non siamo più educati e abituati come un tempo. Un film che è sociologico e anche politico in senso lato, mostrando la capacità di penetrazione del paradigma economico capitalista (tutto si compra e tutto ciò che si compra è reale più della realtà) in ogni anfratto della nostra coscienza. Ma è soprattutto un film che va oltre mostrando nell’alternarsi delle finzioni la metafisica della realtà di oggi, con uno sguardo filosofico che questo nostro oggi percorre e travalica, capace come è di mostrare sentimenti e affettività a partire proprio dalla loro assenza. Ma quando la realtà irrompe nelle forme di un sentimento e di un legame … Un film pieno perciò di suggestioni che affascinano straniando, dal Pirandello delle maschere diventate realtà, al Bontempelli metafisico dei “pesci elettrici” della candida Minnie con la sua fine tragica, diventati qui arredo di un freddo e inquietante hotel robotico. Ma che, infine, porta alla mente anche la inattesa e inattuale anticipazione di Edorado Erba e del suo “Vizio di famiglia” che data gli anni 90 del secolo scorso. Un film che prende e pretende attenzione, un documentario che non è un documentario, una finzione recitata che non è più una finzione, qualcosa di inatteso, di diverso, di profondo che anche in questo merita uno sguardo attento.
Maria Dolores Pesce