Lucia Brandoli, Dobbiamo usare la poesia per vivere, non come didascalia dei post di Istagram (The Vision)

Forse si potrebbe creare un mercato realmente alternativo, mostrando la necessità di leggere poesia e suscitando quindi il desiderio di utilizzarla, esperirla, sostenerla, acquistarla, partecipandoci. E con suscitando il desiderio di leggere poesia non parlo di poesia comica, performance o cose instagrammabili alla Francesco Sole – che peraltro almeno i numeri li fa a differenza di tanti autori wannabe influencer. Il punto è sempre l’intenzione che muove le azioni. Vuoi scrivere poesia o vendere? Le due cose non devono per forza escludersi, sia chiaro. Anche se l’esperienza che abbiamo sotto gli occhi raramente non lo conferma. Forse, però, l’obiettivo primario della poesia non dovrebbe essere l’andare incontro ai gusti del grande pubblico per essere venduta, quanto andarli a nutrire. Forse la poesia non è affatto un “prodotto culturale”, ed è per questo che non si riesce a vendere come gli altri generi e a trasformare in maniera efficace in merce.”

Leggi l’intero articolo:
https://thevision.com/cultura/leggere-poesia-instagram/

1 commento su “Lucia Brandoli, Dobbiamo usare la poesia per vivere, non come didascalia dei post di Istagram (The Vision)”

  1. Per me la poesia è espressione. Mi dispiace vederla tagliata, martoriata e adattata al format Instagram. Ma credo nella forza delle parole con la pura intenzione di comunicare, e mi sento di condividerla su queste piattaforme, dovesse avvicinare anche uno solo a questo mondo

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