
Correva il 1962, un anno in cui ci davamo molto da fare col teatro. I nostri erano spettacoli, come si diceva allora, assai sperimentali, erano allestiti in un piccolo e glorioso teatro di Bologna, La Ribalta, che un tempo aveva ospitato anche il grande Memo Benassi. Le nostre produzioni potevano contare su pubblico cittadino più o meno affezionato, ma a volte calavano “i milanesi” (Nanni Balestrini e altri scrittori e intellettuali dell’entourage feltrinelliano) che andavano e venivano in serata (o meglio, in nottata), attirati dalla singolarità del repertorio e forse dal mito di una provincia eccentrica, quindi potenziale culla del Nuovo. I giornali cittadini prestavano un’attenzione piuttosto tiepida ai nostri spettacoli e venivano da noi ripagati con uguale distacco. Oltre ai due quotidiani (Il resto del carlino e l’Unità), circolava per la città una pubblicazione simile a un bollettino parrocchiale, solo che era dedicata allo spettacolo. Mi pare che si chiamasse Bologns Ciak: quattro foglietti male inchiostrati sui quali si affacciava qualche foto sbiadita di improbabili promesse del cinema, del teatro e delle arti tutte. Il suo editore, che era anche unico autore, nonché promotore e divulgatore sarebbe piaciuto a Woody Allen: un signore con pochi capelli tinti (credo quotidianamente, uno per uno) che incontravi ovunque, e che ovunque prospettava lanci mirabolanti di spettacoli i quali, grazie al suo giornale, avrebbero ottenuto una risonanza internazionale.
Un giorno, l’editore di Bologna Ciak mi invitò a un evento secondo lui imperdibile: al Grand Hotel Baglioni (il più esclusivo della città) ci sarebbe stata la presentazione di un film americano di sicuro successo. Si intitolava “007 Licenza di uccidere”. Sarebbe stato presente il protagonista nonché un certo numero di attrici del film; lo attestava la foto su Bologna Ciak, che mostrava l’allora sconosciuto Sean Connery accanto alla sua Sunbeam Alpine sulla quale, effettivamente, stavano appollaiate alcune ragazze. La scarsa attendibilità dell’editore, la modestia della foto e, diciamolo, una certa aria da belloccio troppo compiaciuto di quel signor Connery, mi fecero classificare troppo frettolosamente l’evento. Dissi che forse mi sarei affacciato all’Hotel Baglioni pur sapendo che me ne sarei ben guardato. Seppi in seguito che alla presentazione del film erano presenti poche persone. Quando vidi il film, maledissi la mia presunzione e guardai con maggiore interesse i giornaletti underground, ma di James Bond non ne passarono più.