
Lunedì 25 ottobre 1920 (primo giorno con un tempo invernale)
Perché la vita è così tragica, così simile a uno stretto sentiero a strapiombo sull’abisso? Guardo in basso; mi vengono le vertigini; mi chiedo come riuscirò ad attraversarla. Ma perché questa sensazione? Ora che ne parlo non la sento più. Il fuoco è acceso; stiamo andando a vedere L’opera del mendicante. Eppure è intorno a me. Non riesco a tenere gli occhi chiusi. È un sentimento di impotenza: la sensazione della mia irrilevanza. Eccomi a Richmond, e come una lanterna in mezzo a un campo la mia luce si sparge nelle tenebre. La malinconia diminuisce quando lo scrivo. E allora perché non lo faccio più spesso? Be’, è la vanità a proibirmelo. Voglio apparire una persona di successo perfino a me stessa. Eppure non riesco a esplorarla del tutto. È il fatto di non avere bambini, di vivere lontano dagli amici, di non riuscire a scrivere bene, di spendere troppo per mangiare, di diventare vecchia –penso troppo ai percome e ai perché: troppo a me stessa. Non mi piace che il tempo mi volteggi intorno con le sue ali. E dunque, lavora. Sì, ma mi stanco presto di lavorare –non posso leggere più di tanto, né scrivere per più di un’ora. Nessuno viene fin qui a perdere piacevolmente un po’ di tempo. Se lo fanno, mi arrabbio.
Virginia Woolf, Consigli a un aspirante scrittore, BUR