
“Come molti intellettuali del periodo vittoriano – in particolare l’ultimo – Doyle sentiva il fascino un po’ torbido del misterioso, dell’insolito. Da giovane medico si associò alla Massoneria, anche se in seguito ne prese le distanze. Col passare degli anni emerse in lui anche quell’attrattiva tipicamente celtica verso il soprannaturale. Era stato educato dai gesuiti, poi aveva lasciato la fede cattolica per diventare un razionalista scientista, ma ebbe sempre vivo una certa religiosità che però divenne negli ultimi anni soprattutto curiosità nei confronti del soprannaturale. Apparve ai più come un anziano un po’ patetico quando si convinse – e cercò di convincere la gente – dell’esistenza delle Fate, il “piccolo popolo” celtico.
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