
«Pensavo peggio!». Lo ha esclamato – radioso – Lebret, condannato per omicidio, a Rouen, ai lavori forzati a vita.
Al momento dell’arresto Arthur Arnould aveva già raccolto, a Saint-Cloud, tre campanelle da chiesa, oltre a quelle di ventisette case di piacere.
Ieri a Rouen il signor Colombe si è ucciso con un colpo di rivoltella. Nel marzo scorso sua moglie gliene aveva sparati tre. I due erano in attesa di divorzio.
I giudici di Doullens hanno sanzionato tre pie donne di Hérissart, ree di avere accennato a lapidare i gendarmi.
Tre scioperanti di Fressenneville condannati a pene detentive: uno, due o tre mesi, a seconda del grado di scurrilità delle contumelie rivolte ai soldati.
Aveva scommesso di bere quindici bicchieri di assenzio, accompagnandoli con un chilo di manzo. Al nono Théophile Papin, di Ivry, è stramazzato.
Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. È entrato in una drogheria di Saint-Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l’è bevuto.
Il signor Gauthier aveva sotterrato tre figlie al cimitero di Essarts-le-Roi. Ora ha chiesto che le salme vengano riesumate. Alla conta ne mancherebbe una.
Alla periferia di Marsiglia un residente, Coste, ha ucciso con un coltello da formaggio la sorella, droghiera come lui, che gli faceva concorrenza.
Il sindaco di Le Vésinet odia le sirene. Su tutto il territorio da lui amministrato nessuna autovettura sarà autorizzata a farne uso.
Félix Fénéon, Romanzi in tre righe, Adelphi, Traduzione Matteo Codignola