Le figurine di Radiospazio. Le cose, le parole

Alejandra Pizarnik, Contr0

Io cerco di evocare la pioggia o il pianto. Ostacolo delle cose che non vogliono farsi strada nella disperazione ingenua. Questa notte voglio essere acqua, che tu sia acqua, che le cose scivolino come il fumo, imitandolo, dando segnali ultimi, grigi, freddi. Parole nella mia gola. Sigilli ingoiabili. Le parole non sono bevute dal vento, è una bugia dire che le parole sono polvere, magari lo fossero, così io, adesso, non farei suppliche da pazza imminente che sogna subite scomparse, migrazioni, invisibilità. Il sapore delle parole, quel sapore seme vecchio, ventre vecchio, osso che disorienta, animale bagnato da un’acqua nera (l’amore mi obbliga alle smorfie più atroci davanti allo specchio). Io non soffro, io non dico se non il mio schifo per il linguaggio della tenerezza, quei filamenti viola, quel sangue annacquato. Le cose non celano niente, le cose sono cose, e se qualcuno si avvicina adesso, e mi dice pane al pane e vino al vino mi metterò a ululare e dare testate contro ogni muro infame e sordo di questo mondo. Mondo tangibile, macchine prostituitesi, mondo usufruibile. E i cani mi offendono con i loro peli offerti, leccando lentamente e lasciando la loro saliva sugli alberi che mi fanno impazzire. (1961)

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