
Il canonico Gennari era da sempre l’amico di casa. più spesso da noi che in casa sua. Lo pregai di procurarmi qualche libro, ma nel genere drammatico, se fosse stato possibile. Il signor canonico non era troppo addomesticato colla letteratura; mi promise, ciò nonostante, di far di tutto per trovarne, e mantenne la parola. Mi portò pochi giorni dopo una vecchia commedia rilegata in cartapecora; e, senza darsi la pena di leggerla, me l’affidò facendomi promettere di restituirgliela speditamente. Era la Mandragola di Machiavelli, che non conoscevo ma ne avevo inteso parlare, e sapevo bene che non era una produzione castissima. La divorai alla prima lettura, e la rilessi dieci volte. Mia madre non badava al libro che leggevo, essendomi stato dato da un ecclesiastico; ma mio padre mi sorprese un giorno in camera, nel tempo appunto che facevo note e osservazioni sopra la Mandragola. La conosceva e sapeva quanto questa produzione era pericolosa per un giovinetto di diciassette anni; volle sapere da chi l’avevo avuta, e glielo dissi; mi sgridò acerbamente e si accapigliò con quel povero canonico, che aveva peccato solo di trascurataggine. Avevo ragioni giustissime e molto ben fondate per scusarmi in faccia a mio padre, ma non volle ascoltarmi.
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