
Ernst Toller, Una giovinezza in Germania
Un giorno Frieda mi avvicina:
– Perché non giochi più con noi?
– Perché non ne ho voglia.
– Su, vieni a giocare con me.
– Frieda mi prende per mano. È un giorno d’estate, siamo in vacanza. Usciamo di città e andiamo nell’orto dei Mannheim a rubar mele, poi corriamo pei campi; la segala profuma come pane cotto di fresco, ci nascondiamo in mezzo ad essa. Frieda si raggomitola accanto a me, io la prendo fra le braccia, così come fanno i grandi, e la bacio sulla bocca.
– Oh, guai a noi, mi hai baciato sulla bocca, adesso avrò un bambino!
– Il giorno dopo Frieda viene a trovarmi.
– Di’, sai che ho un bambino?
– Come, è già nato?
– Scemo che sei, ce l’ho nella pancia, come faccio a vederlo? È già grande così.
– Vuoi dire che è più grande di te?!
Frieda corre via. Il giorno dopo vado da lei.
– È nato?
– No, credo che nascerà domani.
– Tuo padre lo sa?
– A mio padre non lo dico. Anche Anna ha avuto un bambino, e lui l’ha cacciata via.
La mattina vado sotto le finestre di Frieda e mi metto a fischiettare. Frieda viene alla finestra, mi vede, mi mostra la lingua e se ne va. Io aspetto. Frieda esce di casa, mi passa davanti, del bambino non se ne parla più.
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