
David Foenkinoss, L’eroe quotidiano
Erano passati gli anni, c’erano state guerre e muri, e i primi due figli avevano lasciato la casa di famiglia Mio padre era rimasto solo con i genitori, e quel periodo gli era sembrato quanto meno strano.
All’improvviso era figlio unico. Tutta l’attenzione si concentrava su di lui, lo soffocava. Alla fine se n’era andato anche lui, un po’ prematuramente, a fare il servizio militare. Proprio lui che era pauroso e pacifista. nonna ricordava bene il giorno in cui l’ultimo figlio aveva lasciato la casa. Per sdrammatizzare, il nonno aveva sbuffato un «finalmente soli!», tentativo sterile di camuffare il terrore. Dopo averlo sempre proibito finché c’erano stati i figli, a cena avevano acceso la televisione: i racconti della giornata di scuola venivano sostituiti dal conflitto afgano. Era un ricordo che la ossessionava, perché ci aveva sempre visto il nastro di partenza della solitudine. Come i due maggiori, anche Michel sarebbe passato ogni tanto senza avvertire, per cenare o farsi fare il bucato. Poi, gradualmente, avrebbe cominciato a chiamare per annunciare la sua visita, e alla fine avrebbe scritto sull’agenda “cena genitori” con molti giorni d’anticipo, dopo aver programmato di andarli a trovare.
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