A 30 anni dalla morte di Giorgio Manganelli

“Una leggenda racconta che Manganelli, nella sua infanzia, dopo aver finito di leggere Pinocchio per la prima volta, avesse battuto per diversi minuti i pugni sul pavimento, non riusciva a capacitarsi del fatto che quel burattino inafferrabile, irrequieto, sempre pronto a sbagliare, fosse diventato un ragazzino per bene come tanti altri. Perché, come recitava il titolo di una sua celebre raccolta di saggi, secondo Manganelli la letteratura era una menzogna, fatta di “diserzione, disubbidienza, indifferenza, rifiuto dell’anima”, e lo scrittore, da immaginare come una persona immorale, aveva il ruolo del negromante, al servizio di quelle parole (morte) che riposavano nei dizionari, e che aspettavano solo di essere evocate. E lo stile, per uno scrittore, corrispondeva alla sua solitudine. Tutti quelli che andavano in un’altra direzione, che pensavano alla morale, alla condivisione, a qualche strano fine consolatorio della letteratura, avevano semplicemente frainteso il messaggio.”
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2 pensieri riguardo “Giorgio Biferali, Giorgio Manganelli, chi fa un viaggio rischia di arrivare (Esquire)”