
https://www.youtube.com/watch?v=t5HehTpzFD
Un giovane uomo di cui non sappiamo storia personale e passato, all’apparenza critico cinematografico o meglio aspirante critico cinematografico senza vocazione, fantasmatico ma non casuale rovesciamento nel XXI secolo del Truffaut ricco di storia e di sentimento che amiamo. Su di lui è esperita una sorta di contemporanea educazione sentimentale, segnata quasi dal passaggio da una innevata e nascosta valle svizzera alla grande città di Losanna, una educazione sentimentale senza educatori che inquieta per il progressivo e paradossale bruciarsi di ogni affettività, sincerità essenziale o sentimento, così da costruire quasi il prototipo dell’uomo senza qualità di oggi, destinato al successo dell’apparenza e della bugia interiore. L’educatore in realtà c’è ed è una Società anch’essa ormai combusta nel furore di un capitalismo contemporaneo che quell’uomo alla fine costruisce, perduti valori e giudizi che non siano denaro e successo, perduta cioè l’umanità profonda ed essenziale che sembra confinata in una periferia urbana o mentale o psicologica. Perduta come la favola di Renart la volpe, che il personaggio recita a memoria ma è ormai incompreso simulacro di moralità, ovvero morta come la volpe che toglie dalla sua strada. Il protagonista colpisce, e ferisce anche, per una assenza che fa emergere la differenza del moderno eroe contemporaneo non solo rispetto alle tormentate figure di Dostoevskij, che accompagnavano delitti e menzogne con il senso di colpa di una coscienza viva, umana e profonda, ma anche le contraddizioni del primo novecento, tra Zeno Cosini e le maschere Pirandelliane che già affrontavano gli assalti di questa nuova società. Apparente celebrazione dunque di un ben triste trionfo, anticipato insieme da Marx e Freud ovvero da Gramsci, che ha imposto questa coscienza sottile, tutta superficie, senza valori e senza giudizi, incapace di selezionare e dunque di amare, trascinata dal pilota automatico di poteri nascosti che premiano la sottomissione e la perdita. È un uomo che si confessa incapace di percepire differenze, il bello o il brutto, il bene o il male, e che attende al suo apparente benessere e successo, aderendo all’altrui senso comune. “Un autre homme” girato nel 2008 e visto nell’ambito del Festival della cinematografia svizzera, organizzato via streaming della encomiabile Cineteca di Milano, è un bel film che si segnala per la profondità di uno sguardo che trafigge l’apparente normalità di una vita. Lionel Baier è il giovane regista che ha il dono di quello sguardo a luci infrarosse, implacabile nel tratteggiare i nuovi paradigmi dell’uomo della nostra contemporaneità e soprattutto nel raffigurare come si selezionano le attuali figure di potere.
Maria Dolores Pesce
2 pensieri riguardo “Il video della domenica. La sottile coscienza della contemporaneità. LIONEL BAIER, UN AUTRE HOMME”