
“Nel primo capitolo delle sue celebri memorie, «Mon dernier soupir», Luis Buñuel sosteneva che «il ricordo è costantemente contaminato dall’immaginazione e dal sogno». Nulla di più vero. Che siano il frutto di un evento corroborato da solide testimonianze o abbiano avuto luogo nei meandri della psiche, le esperienze registrate dalla memoria inglobano lo strascico del dubbio, del desiderio inappagato, dell’impulso alla rimozione (più o meno parziale, più o meno volontario). L’autobiografia è pura drammaturgia, un testo letterario dotato della più feconda autonomia. Viaggiare nella memoria è confrontarsi con un simulacro del vissuto, ri-costituire un’immagine di sé in cui far convergere il riflesso di un passato alterato dal ricordo e le tensioni esistenziali del presente, ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto/dovuto essere, manomissioni e omissioni. Silenzi, rumori di fondo, parole smorzate. E parole gridate, dall’alto di un pulpito insidiato – spesso, non sempre – dai sussulti dell’ego, dall’identità di sé che si vorrebbe consegnare alla posterità.”
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2 pensieri riguardo “Valerio Carando, Luis Buñuel definitivo (Il Manifesto)”