
Se i pavimenti odorano di ragia
se splende in ordine la sua povera casa
se respira nei fiori
se gli salta in collo il più chiaro bambino
5 se riposa
la gota fresca di bagno contro la sua mascella dura
forse m’incoronerà di uno sguardo
forse scioglierà in un sorriso la sua cura.
Ma chi conosce il suo pensiero
10 forse il suo desiderio si è già allontanato.
Voltati e ricevi la casa dell’amore
tutta ricordi di anima che quando li abbiamo portati
nelle stanze vuote si sente battere il nostro cuore.
Per una amara parola che ci hai lasciato stamani
15 tutt’oggi non mi sono seduta.
Ma ci nega uno sguardo la sera
ma anche questa giornata è perduta.
Se non si dimentica, se non si consola
se non si rasserena
20 se la sua carezza è mancata
se non confida la sua pena
allora questa casa è sbagliata
allora la vecchia fede è vilipesa.
Sei un uomo e forse volevi una donna di gioia
25 non una fedeltà, ma una sorpresa.
O se non mi avesse sposata!
almeno sarebbe durato l’amore
un poco per giorno te l’avrei misurato.
Ma chi conosce il suo pensiero
30 il suo desiderio si è allontanato.
Mi sono aperta troppo, mi sono sfogliata
son brutta e non ho più nulla da dare;
nessuno mi ha insegnato a vestire
e perché mi levavano i fiocchi quand’ero piccina.
35 Allora la vecchia fede mi ha ingannata
Allora non gli son più vicina.
Sei brutta e hai perso il suo pensiero
il suo desiderio si è allontanato.
Ma dicevi che è bello il viso più usato
40 dolce carezza la mano operosa:
ora ti aspetta la mano ruvida
ora ti aspetta il viso scavato
ora, finita la donna
ti aspetta la tua sposa.
45 Ritorna, te che sei stato il mio fidanzato
quando camminavamo sulle cime
la strada d’oro che solo insieme possiamo scoprire.
Quel che ti manca in me, l’amore te lo fa mancare.
Amami e sono vergine ancora
50 tanto bene nuovo ti debbo ancora dare.
Ma solo cose assenti lo fanno amare
cose invisibili lo fanno soffrire
non per me che son sempre uguale
io che sono tanto noiosa, vero
55 allora se fossi lontana
allora se potessi morire
ma chi conosce il suo pensiero…
“Che uomo era, dunque, Piero Jahier? che scrittore, che poeta era, dunque, Piero Jahier? Ciascuno ha il suo giudizio, oggi; io seguo, direi insegno, il mio. Sia giusto o meno, e per le generali intanto, lo avvicino e lo raffronto, per segni continui e particolari, a Rebora e a Mandel’stam. A uno, per la costante tensione, che incrudeliva e poi finiva a sovrastare, per perdersi, dico meglio: immergersi negli altri come atto inevitabile necessario urgente di conoscenza di sé e del mondo, di cui tuttavia era, il prossimo, in ogni momento protagonista inesorabile. Ricercare e avvicinarsi agli altri era come ferirsi di volta in volta per riconoscere il proprio sangue, assaporare quasi amaramente la propria vita già trascorsa, trasferirsi in una disposizione di quotidiana attesa. Era insomma una forma dura di donazione. All’altro, per questo impedimento esistenziale di trovare riposo, di rasserenare il cuore e soprattutto i pensieri; per questa continua, prolungata ambivalenza esistenziale fra la ricerca di un approdo dell’anima e la pulsione acuminata dell’esistenza quotidiana che non dava tregua: ‘Se l’anima indietreggia, indietreggia anche la poesia’”.
Roberto Roversi
Leggi l’intero saggio di Roversi:
http://www.robertoroversi.it/saggi-critici/item/634-uno-scrittore-dipinto-da-uno-scrittore-pietro-jahier.html
2 pensieri riguardo “Chiaroscuri ‘900. Piero Jahier, Il canto della sposa (1916). Con una riflessione di Roberto Roversi”