Chiaroscuri ‘900. Piero Jahier, Il canto della sposa (1916). Con una riflessione di Roberto Roversi

 Se i pavimenti odorano di ragia
       se splende in ordine la sua povera casa
       se respira nei fiori
       se gli salta in collo il più chiaro bambino
5        se riposa
       la gota fresca di bagno contro la sua mascella dura
       forse m’incoronerà di uno sguardo
       forse scioglierà in un sorriso la sua cura.
       Ma chi conosce il suo pensiero
10        forse il suo desiderio si è già allontanato.
       Voltati e ricevi la casa dell’amore
       tutta ricordi di anima che quando li abbiamo portati
       nelle stanze vuote si sente battere il nostro cuore.
       Per una amara parola che ci hai lasciato stamani
15        tutt’oggi non mi sono seduta.
       Ma ci nega uno sguardo la sera
       ma anche questa giornata è perduta.
       Se non si dimentica, se non si consola
       se non si rasserena
20        se la sua carezza è mancata
       se non confida la sua pena
       allora questa casa è sbagliata
       allora la vecchia fede è vilipesa.
       Sei un uomo e forse volevi una donna di gioia
25        non una fedeltà, ma una sorpresa.
       O se non mi avesse sposata!
       almeno sarebbe durato l’amore
       un poco per giorno te l’avrei misurato.
       Ma chi conosce il suo pensiero
30        il suo desiderio si è allontanato.
       Mi sono aperta troppo, mi sono sfogliata
       son brutta e non ho più nulla da dare;
       nessuno mi ha insegnato a vestire
       e perché mi levavano i fiocchi quand’ero piccina.
35        Allora la vecchia fede mi ha ingannata
       Allora non gli son più vicina.
       Sei brutta e hai perso il suo pensiero
       il suo desiderio si è allontanato.
       Ma dicevi che è bello il viso più usato
40        dolce carezza la mano operosa:
       ora ti aspetta la mano ruvida
       ora ti aspetta il viso scavato
       ora, finita la donna
       ti aspetta la tua sposa.
45        Ritorna, te che sei stato il mio fidanzato
       quando camminavamo sulle cime
       la strada d’oro che solo insieme possiamo scoprire.
       Quel che ti manca in me, l’amore te lo fa mancare.
       Amami e sono vergine ancora
50        tanto bene nuovo ti debbo ancora dare.
       Ma solo cose assenti lo fanno amare
       cose invisibili lo fanno soffrire
       non per me che son sempre uguale
       io che sono tanto noiosa, vero
55        allora se fossi lontana
       allora se potessi morire
       ma chi conosce il suo pensiero…

“Che uomo era, dunque, Piero Jahier? che scrittore, che poeta era, dunque, Piero Jahier? Ciascuno ha il suo giudizio, oggi; io seguo, direi insegno, il mio. Sia giusto o meno, e per le generali intanto, lo avvicino e lo raffronto, per segni continui e particolari, a Rebora e a Mandel’stam. A uno, per la costante tensione, che incrudeliva e poi finiva a sovrastare, per perdersi, dico meglio: immergersi negli altri come atto inevitabile necessario urgente di conoscenza di sé e del mondo, di cui tuttavia era, il prossimo, in ogni momento protagonista inesorabile. Ricercare e avvicinarsi agli altri era come ferirsi di volta in volta per riconoscere il proprio sangue, assaporare quasi amaramente la propria vita già trascorsa, trasferirsi in una disposizione di quotidiana attesa. Era insomma una forma dura di donazione. All’altro, per questo impedimento esistenziale di trovare riposo, di rasserenare il cuore e soprattutto i pensieri; per questa continua, prolungata ambivalenza esistenziale fra la ricerca di un approdo dell’anima e la pulsione acuminata dell’esistenza quotidiana che non dava tregua: ‘Se l’anima indietreggia, indietreggia anche la poesia’”. 
Roberto Roversi
Leggi l’intero saggio di Roversi:
http://www.robertoroversi.it/saggi-critici/item/634-uno-scrittore-dipinto-da-uno-scrittore-pietro-jahier.html

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