Le figurine di Radiospazio. Autoconvinzione

Il piacere che Madeleine ricavava dal guardarlo le ricordava il piacere che da bambina le dava guardare i corpi flessuosi dei cani da caccia. Era un piacere alimentato dall’intenso bisogno di avvilupparlo in un abbraccio e risucchiargli forza e bellezza. Era tutto molto primordiale e istintivo ed era fantastico. Il problema era che Madeleine non riusciva a godersi il corpo di Dabney né tantomeno a usarlo un po’, e ritenne suo dovere comportarsi come si conveniva a una brava ragazza, autoconvincendosi di essere innamorata di lui. A quanto pareva, voleva anche i sentimenti. Disapprovava l’idea di un rapporto basato solo sul sesso. E così cominciò a raccontare a se stessa che la recitazione di Dabney era “misurata” o “essenziale”. Apprezzava il fatto che lui fosse “sicuro di sé”, che “non sentisse il bisogno di dimostrare alcunché” e non facesse “la primadonna”. Anziché preoccuparsi perché era noioso, decise che era dolce. Invece di giudicarlo ignorante, lo definì intuitivo. Ne esagerava i pregi per non sentirsi superficiale perché desiderava il suo corpo. A tale scopo lo aiutò a scrivere – d’accordo, scrisse – due tesine di letteratura e antropologia, e quando lui prese un ottimo voto ebbe la conferma della sua intelligenza

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