Letture in corso. I nudi festosi di Piersandro Pallavicini

Fra i tanti vantaggi di non essere un recensore c’è quello di potersi soffermare su una pagina estrapolarla e proporla impudentemente in un blog. Ho appena iniziato questo romanzo di Sandro Pallavicini che mi ha subito preso, anzitutto per il basso (ma assai malizioso) profilo della voce narrante: una scrittrice di scarso successo che viene sommersa a sessant’anni da un’eredità colossale (un particolare che promette sviluppi molto interessanti). Del reale talento letterario della ricchissima autrice il romanzo non ci dice nulla, almeno per il momento, ma certamente dà testimonianze certa della sua consapevolezza  penetrante, come dimostra questo brano sui premi letterari in cui finzioni e elementi reali si fondono e pungono come in un piccolo, ruvido pamphlet. Ho esordito a trentotto anni nel novantacinque con Bompiani sull’onda lunga di Gioventù cannibale, il romanzo s’intitolava Il pane e la morte, sul “Corriere” mi hanno salutata come un’esordiente da tenere d’occhio, su “TuttoLibri” Angelo Guglielmi mi ha definita “una nuova Silvia Ballestra (sebbene attempata e ancora in parte balbuziente)”, e ho venduto duemilanovecento copie. Dopo Il pane e la morte, ogni due o tre anni è arrivato regolare il mio nuovo contributo: ancora con Bompiani, oppure Feltrinelli, Mondadori, Rizzoli, mai un editore piccolo, mai neppure un medio, un Effetto Notte o uno Schiaparelli, che ne so, oppure un Minimum Fax, no, mai. Eppure niente, sono una beata signora nessuno. Mai un passaggio a La Lettura del Tg5 o da Marzullo in Rai, figurarsi da Bignardi o Fazio, ma mai nemmeno un invito a un festival che conta – Mantova, Pordenone – o anche solo mai una sala bella piena in libreria, sempre la mestizia di cinque, dieci, se andava benissimo quindici spettatrici apparentemente prossime alla morte dal tanto erano sfrante di noia, che mai compravano il libro, che mai facevano alcuna domanda alla richiesta finale di rito, che subito si alzavano e se ne andavano con lo sguardo basso quando chi mi presentava dichiarava chiusa l’angosciante adunata. Ma chi se ne frega di Marzullo e dei festival, non me ne importa nulla: io ho sempre voluto i premi. Sull’entusiasmo di vedere il mio nome stampato in copertina, sulla soddisfazione d’aver tirato fuori quel che nel profondo avevo da dire, sull’illusione di vendere ventimila copie o anche solo diecimila, sul sogno erotico di finire in classifica o tradotta in francese e inglese ci ho messo da anni una pietra sopra. E allora cosa rimane di gratificante, una volta data alle stampe la tua pur pregnante opera destinata all’anonimato, se non vincere un premio? Non è per la gloria, figuriamoci, i premi non li conosce nessuno, ridicoli quelli che li elencano come medaglie nella quarta di copertina, non è neanche l’indotto di copie aggiuntive vendute, quelle arrivano solo con lo Strega e nemmeno basta essere in cinquina, bisogna vincerlo. I premi significano soldi gratis. Hai scritto il tuo libro in anni di lavoro sfibrante, il tuo cuore è stato spremuto, la tua testa scoperchiata, la tua intimità rivoltata, i tuoi weekend bruciati china sul computer in cucina, la pausa pranzo l’hai spesa con il panino davanti allo schermo, le uscite con le amiche le hai rimandate, tua figlia ti ha odiato perché non la portavi a Gardaland o anche solo da Zara, tuo marito perché non gli badavi, non cucinavi, non scopavi. E per tutto questo non sei nemmeno andata in seconda edizione, l’editore ti ha versato duemila euro di anticipo e finita lì? Ma quale soddisfazione intellettuale di pubblicare, per favore. Quale orgoglio? Qualcosa che ripaghi l’immane sforzo compiuto ogni giorno per anni, questo vorresti, questo vorremmo tutti. Cioè soldi, esatto, agio di scialacquare migliaia di euro senza pensieri come vorrebbe chiunque, le impiegate di banca, gli imprenditori, le maestre d’asilo, i panettieri, le commesse del supermercato, perché mai chi scrive dovrebbe essere diverso, forse perché saremmo artisti?

1 commento su “Letture in corso. I nudi festosi di Piersandro Pallavicini”

Lascia un commento