Il video della domenica. Maria Dolores Pesce propone Jojo Rabbitt, di Taika Waititi

Il mondo mentale e soprattutto affettivo di un bambino di dieci anni proiettato, anzi immerso, nella più grande tragedia dell’umanità, la tragedia di una guerra atroce e quella, se possibile ancora più atroce, dell’olocausto di cui in questi giorni abbiamo celebrato la memoria. Un film che è uno straordinario e commovente esperimento in cui il ricordo di quei giorni lontani non è fredda celebrazione ma costituisce il colore e il calore vivo di sentimenti e di affetti, allora come ora, indispensabili a fare di uomini e donne una vera umanità. Jojo ha, come tanti alla sua età, un amico invisibile, Adolf Hitler si chiama, e per questo, in un mondo che esplode, si pensa nazista e patriota, e immagina di dover odiare gli ebrei. Ma Jojo ha dentro di sé qualcosa di incoercibile che lo rende incompatibile con quella fantasia. Ha l’amore della madre e per questo attende, ancora inconsapevole forse, l’amore per una ragazza. La guerra finisce, la giovane ebrea che la madre nascondeva è libera, e l’amore li farà finalmente ballare. Un film inattuale nella sua attualità, inatteso e commovente, ironico e comico fino alla risata piena, che nulla nasconde di quella crudeltà e dei suoi esiti, ma in cui l’odio per la guerra e per il nazismo si fissa in noi, si lega con i nostri affetti, senza bisogno di spiegazioni o ulteriori lezioni. Nel giorno della memoria, dedicato a chi rimane ostinato nella sua fredda indifferenza ai confini dell’odio praticato.

Maria Dolores Pesce

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