Epitaffio per Piero C.

Piero C.

Giovane esuberante e di tiepidi interessi letterari fu folgorato dalla poesia quando iscrittosi, ventunenne, all’Università, si appassionò al poema di Lorenzo Stecchetti “Ifigonia in Tauride”, del quale citava ampi brani (soprattutto “Il canto delle vergini”). Divenne Gran Maestro della goliardia segnalandosi per la fantasia con cui martoriava le matricole, maschi e femmine in ugual misura; fu sua cura riprodurre le stesse pratiche sulla moglie per anni trentasette fino a quando la donna, con le residue forze non gli chiuse gli occhi, (ma talmente estenuata da non provarne alcun sollievo).

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