Mariangela Caprara, Il re leone e i poemi omerici (Le parole e le cose)

“Un pubblico intergenerazionale. Una storia epica, classica: un racconto di formazione con ricerca di sé attraverso il padre perduto. Valori forti: la famiglia, la terra, la giustizia, la responsabilità verso il gruppo, l’amicizia. Uno scopo dichiaratamente didattico, quindi. Una storia già nota, profondamente nota al pubblico, nota fin nelle virgole, nelle inquadrature più marginali, nella colonna sonora. Eppure la tensione, la commozione palpabile, che fa esplodere il grido canoro del bimbetto prima ancora che tutto cominci, e che equivale ad un invito all’aedo a cantare, a cominciare, perché siamo emozionati e impazienti per quello che ri-vedremo; la commozione per il visto, il rivisto, lo stravisto, commovente perché ci siamo già commossi un’altra volta, perché sappiamo la storia, in una fruizione paradossale per chi crede ingenuamente che, per attrarre, le storie debbano essere sempre nuove e originali.”

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