
“Scrivere o leggere per intrattenere e intrattenersi non credo sia qualcosa di sbagliato in sé. Penso a come leggeva mio nonno: leggeva per intrattenersi. Persona curiosa, vivace, oltremodo vitale. Di stare senza far nulla non se ne parlava, per cui, in mancanza di passatempi, ecco i libri. Quelli che c’erano, quelli che si scrivevano, che si vedevano in giro, quelli che si vendevano; i capolavori di quegli anni. Nessuna ricerca di chicche in librerie dell’usato. Non leggeva per un’idea precostituita sul leggere, o perché riconosceva a quest’azione un valore positivo/negativo, o politico, o militante, o pedagogico; mio nonno leggeva per motivi del tutto concreti: far passare il tempo immaginando una storia, esattamente come poteva fare vedendo un film: soddisfare curiosità, conoscere le cose, ma principalmente divertirsi.”
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1 commento su “Lucia Re. La lettura al grado zero. (Le parole e le cose)”