Sono passati esattamente cinquant’anni eppure è come girare l’angolo in un quartiere di una qualunque città tedesca, italiana ed europea, oggi e allora. KATZELMACHER (letteralmente fabbricante di gatti) nello slang della provincia nella Germania profonda identificava gli immigrati dal sud, come il nostro terrone, parola forse dimenticata da chi ha meno di sessant’anni ma ancora cattiva, ed appunto cinquanta anni fa un giovanissimo Rainer Werner Fassbinder traslava sul grande schermo, con impura fedeltà, la sua omonima drammaturgia. La sintassi cinematografica ne enfatizza la bidimensionalità, quasi che l’appiattimento dello sguardo configurasse la tragica crasi di un pensiero di sé omesso, o forse solo interrotto. Sei giovani coppie, un muro anonimo, una strada di periferia e una birreria, sfondo teatrale sempre uguale a sé stesso. Lì quei sei giovani vivono la loro vita, anzi perdono man mano la loro vita nell’incapacità di configurarsi una identità, che solo il denaro man mano dominante sembra promettergli. L’apparizione dell’altro, dello straniero, del greco Jorgos (interpretato dallo stesso Fassbinder) per un attimo li compatta nella violenza, in una relazione contro in cui appaiono finalmente complici e alleati. Poi tutto può riprendere come prima, inesorabilmente. È un film dalla rara, claustrofobica e tragica bellezza in cui paradossalmente più che gli echi di un nero passato tedesco ci pare di riconoscere i lineamenti distopici di un futuro globalizzante, i segni di quell’oggi che ancora si compatta nelle grida politiche contro lo straniero mentre lascia disperdersi nel nulla le mille ricchezze di una gioventù orfana nell’incertezza e nell’incapacità di costruire e condividere la propria nuova esistenza.
Maria Dolores Pesce
Versione originale sottotitolata in italiano: Il fabbricante di gattini
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ab64c784-f760-4a01-b414-8aef1aa1dd22.html
1 commento su “Il video della domenica. Rainer Werner Fassbinder, Katzelmacher (terrone). Il racconto dell’oggi”