Aldo Zargani, Architettura e fascismo (Doppiozero)

Ho visto foto della vecchia via Roma (a Torino, N.d.R) prima che cadesse nelle mani dell’architetto pazzo Piacentini. Era una via barocca, raffinata senza supponenza, un frac elegante e consunto, che, a colpi irrevocabili di bisturi e colate di cemento, si trasformò in una via marmorea, lucida di vetrine curve, di gigantesche colonne, lucida di pavimenti marmorei per incedere al riparo di portici giganti di marmo attraverso l’intera città. Fu appunto in una gelida giornata, tutta torinese, di ghiaccio, nasi rossi e raffiche di neve, che venne inaugurata la fulgente strada del futuro fascista.
Ma purtroppo la neve si appiccica sotto le scarpe e, una volta entrati nei portici, si compatta in una terrificante suola senza attrito. E così, quando le famiglie (tutte iscritte al Partito fascista, e lo si sapeva dal distintivo all’occhiello soprannominato “la cimice”) incedevano estasiate di tanta glaciale lucidità, come pervenivano agli scivoli voluti dall’arcipiacentini per non interrompere con banali gradini l’incedere sontuoso, tutti scivolavano come perognocchi, battendo culate da far spavento.

Leggi l’intero articolo: https://www.doppiozero.com/rubriche/2737/201908/architettura-e-fascismo

1 commento su “Aldo Zargani, Architettura e fascismo (Doppiozero)”

Lascia un commento