
Tutti i giovedì, Susan veniva portata dagli zii. L’orario era variabile, poteva andare dalle 17 alle 19, ma anche dalle 15 alle 20, dipendeva dalla telefonata che la mamma faceva sempre, appena erano uscite in strada. Non si capiva perché dovesse farla dalla cabina telefonica e non da casa. Certo era una telefonata diversa da tutte le altre. La mamma parlava piano, con la bocca incollata alla cornetta (una cosa molto strana, visto che teneva tanto all’igiene); spesso era così alterata che diceva soltanto dei pezzetti di frase: «Ah, tu credi che io…!», «Non questo che…», «No, io non l’ho mai detto…», «Quindi, per te sarei quel tipo di donna…», «Sono proprio una cretina, una…». Cose del genere. Finita la telefonata, la mamma aveva sempre fretta. «Su, sbrigati che sono in ritardo! Finisce che te lo getto, quel gelato!» Susan aveva sentito dire che la mamma lavorava part time. Non aveva capito bene di cosa si trattava, ma quando pensava al suo futuro si diceva che non avrebbe mai scelto un lavoro che rende la gente così nervosa. Anzi, non avrebbe proprio lavorato per niente. Una volta aveva visto alla tv un film nel quale una ragazza incontrava un signore che le comprava un appartamento, un’automobile e un sacco di altre. La ragazza rideva sempre, non aveva orari, incontrava tanti amici e poteva mangiare tutti i gelati che voleva. Quando non le andava di vedere quel signore, lo cacciava via, ma lui non si arrabbiava, anzi le mandava dei fiori. Susan non sapeva bene che lavoro fosse; certo era molto meglio di quel part time. E lei era molto più carina della mamma.
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