
La situazione è questa: una scrittrice entra e esce dall’ospedale psichiatrico per iterati tentativi di suicidio. È la vita che sta rinchiusa dentro un labirinto e cerca a tutti i costi la via d’uscita della morte, ma il labirinto della vita è troppo articolato perché la morte si presenti come soluzione d’emergenza. Il ricovero è quindi una sconfitta: l’uscita era solo l’ennesimo miraggio. È così che, malata di insensatezza, la scrittrice cerca rifugio nella lettura, pensando che siano gli scrittori a conoscere la strada, pensiero che la consegna del tutto alla contraddizione: “Nonostante gli anni, ancora non mi è passato quel desiderio infantile che gli scrittori mi insegnino come vivere”.
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1 commento su “Andrea Bajani, Su “Caro amico dalla mia vita scrivo a te nella tua” di Yiyun Li (Le parole e le cose)”