Galleria. Il viaggio

Col tempo, era diventato sempre più complicato partecipare ai congressi di parapsicologia per i quali continuava a ricevere inviti pressanti, anche dieci, quindici al mese. Mentre si trasferiva verso Amsterdam, pensava che forse quella sarebbe stata l’ultima volta: non per la fatica, ché non gli pesavano i trasferimenti, ma per via di sua moglie che era diventata asfissiante:
– Perché non posso venire anch’io?
– Te l’ho detto: è previsto solo vitto e alloggio, non il viaggio.
– Ma dal momento che il tuo viaggio non costa, potrebbero rimborsare il mio. Non è logico, c’è qualcosa che non torna.
La moglie era asfissiante ma sapeva leggere fra le righe.
Aveva intuito, o forse aveva colto qualche indiscrezione riguardo a Elzbieta Mazur, una criomante polacca molto richiesta perché riusciva a creare degli smisurati blocchi di ghiaccio dal nulla. Quella tresca con Elzbieta era nata per caso a Parigi, a un grande convegno internazionale di parapsicologia estrema: lei aveva materializzato un grande iceberg in mezzo al piazzale e lui lo aveva sorvolato compiendo le più spericolate acrobazie che gli dettava un innamoramento fulmineo. Da quella volta, i convegni erano diventati altrettante occasioni per incontri roventi quali l’algida criomante non aveva mai conosciuto. Da tre anni andavano avanti come in uno sceneggiato a puntate più o meno mensili, poi Elzbieta aveva incominciato a lamentarsi che quel rapporto era troppo saltuario e a fare progetti di vita insieme; questo pensiero era diventato ossessivo, e la produzione di ghiaccio ne aveva risentito: ormai riusciva a materializzare solo dei cubi piuttosto modesti, poco più grandi di quelli del frigorifero; anche lui era diventato più distratto: a volte non si concentrava abbastanza e atterrava a parecchi chilometri dalla destinazione.
Quel giorno, mentre si dirigeva verso i Paesi Bassi, pensò che quella sua svagatezza era un segnale e decise di affidarlesi per vedere dove l’avrebbe portato.Quando avvistò Amsterdam chiuse gli occhi e svuotò la mente. La città scivolò via come su un tapis roulant . Lasciò poi che scorressero anche Bruxelles, Lione, Grenoble. Quando riaprì gli occhi, era a pochi chilometri da Marsiglia. Si vedeva già il mare. Li richiuse subito e si disse che li avrebbe riaperti solo dopo molte ore.

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