
‘La
lingua è fascista’. Così disse Roland Barthes (1915-1980), nella sua lezione
inaugurale al Collège de France nel 1977: è fascista non perché impedisce di
dire ma al contrario perché “obbliga a dire” (Colombo, 2013, p.139).Barthes si
riferiva al sistema dei segni e alla sua costrizione, e per Michel Foucault a
dire di sé – allargando il loro discorso vien da pensare in parallelo ai tempi
d’oggi ed “al dire di sé sul web 2.0”.
Di certo non c’è mai stata epoca nella storia umana che abbia conosciuto una
tale esplosione ed esposizione degli esseri umani alle relazioni comunicative
(Colombo, 2013), come quella attuale. Una situazione iper-comunicativa che la
società attuale vive e in parte soffre, che accentua alcune caratteristiche e
peculiarità dei contenuti trasmessi, non sempre funzionali, ma sempre attinenti
alla dimensione della “socievolezza”, così come diceva Simmel, ovvero quel tipo
di relazione adatto a far provare piacere, più che a rendere utile la
comunicazione.
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