Witold Gombrowicz, Ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte

A parere di chi scrive, Ferdydurke è il romanzo più importante di Gombrowicz; nonostante si colleghi alla grande tradizione delì’antiromanzo, la forte carica progettuale dell’opera non esclude una scrittura immediata e urticante; il viaggio del protagonista trentenne in un collegio di adolescenti brufolosi, mostruosi e smorfiosi, nonché stupidamente tronfi della loro giovane età, è un’odissea che attraversa il mare della demenza umana, qui annaspano professori, educatori e artisti, classici compresi. Nell’ilare tragedia che Gombrowicz mette in scena, sprofondano anche gli Assoluti: l’Arte, il Bello, il Grande, ecc.
Un romanzo del 1937 che ha molto da dire ai nostri giorni insani.

Mio Dio, non mi vergogno di confessarlo, ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte quanto a voi stessi, signori! Perché non voglio sopportarvi, voi e la vostra arte, le vostre concezioni e i vostri atteggiamenti estetici, e tutti i vostri cenacoli!
Sulla terra, infatti, signori, ci sono degli ambienti più o meno infamanti, vergognosi, umilianti; e la stupidità non è spartita con equità. Così, per esempio, il mondo dei barbieri mi sembra più esposto all’idiozia che il mondo dei ciabattini. Ma quanto accade negli ambienti artistici del globo batte tutti i record dell’idiozia e dell’infamia – a tal punto che un uomo di normale costituzione, equilibrato, non può non sudare di vergogna di fronte a quelle orge infantili e presuntuose. Oh! i canti sublimi che nessuno ascolta! Oh! i conciliaboli tra iniziati e il delirio frenetico nei concerti, e quelle iniziazioni intime, l’esaltazione, le discussioni e i volti stessi di quella gente quando declamano o ascoltano, celebrando nelle cappelle private il santo mistero del Bello!

  Witold Gombrowicz , Ferdidurke, Einaudi, traduzione di Sergio Miniussi

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