Galleria. Lo stress del mattino

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«La vita è già così complicata», pensava Elisabetta, «che è proprio da stupidi guastarsi l’umore con certe piccolezze.» Anche quella mattina, poco prima di uscire, si ripeteva la solita tragedia: Teddy pretendeva di andarsene fuori così com’era nonostante il rigore invernale. Era incominciato un estenuante patteggiamento: del cappottino nemmeno parlarne perché secondo lui faceva vecchio bacucco, così Elisabetta aveva ripiegato su un giubbotto, ma Teddy l’aveva liquidato subito in quanto troppo tamarro; l’unico indumento che sembrava disposto a indossare era il coordinato di cotone con la maglietta e righe e i pantaloncini blu. Elisabetta aveva gridato: «Ma sei scemo? È il 18 gennaio!», ed erano partite due sculacciate. Poi gli inevitabili sensi di colpa e il tentativo di un compromesso: «Passi per il coordinato – è una follia, speriamo che non mi arrestino – ma se vuoi uscire devi metterti anche il cappuccio di pelo.» Come tutta risposta, Teddy si era denudato sostenendo che i due capi non erano compatibili. Ed eccoli lì, in entrata, impegnati in un deprimente braccio di ferro. Il temperamento autocritico di Elisabetta la portava a dirsi che in fondo la colpa era sua: una volta aveva letto su una rivista che è un errore molto diffuso diventare amici dei propri figli. Una madre deve fare la madre e basta.

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