“Bianciardi riracconta le Cinque giornate di Milano, posticipandone le vicende di oltre un secolo, dal 1848 al 1959, attualizzando così quell’epopea risorgimentale, a cui aveva già dedicato molte opere, tra cui lo scoppiettante pastiche La battaglia soda. In Aprire il fuoco Bianciardi rilegge e riscrive le Cinque giornate come una prefigurazione delle rivolte studentesche del Sessantotto. In totale controtendenza rispetto allo storicismo della cultura italiana coeva, lo scrittore abbatte ogni diaframma cronologico tra passato e presente, facendo direttamente interagire figure eminenti della storia risorgimentale (come Correnti e Cattaneo), uomini contemporanei del mondo dello spettacolo o della cultura (Enzo Jannacci, Giorgio Bocca, Domenico Porzio, Ugo Tognazzi, ecc.) e personaggi inventati di sana pianta. La cronaca delle rivolte assume talvolta un tono satirico che fa pensare ai Paralipomeni di Leopardi. Riassumendo con ironia le tendenze delle varie correnti, Bianciardi parla di quella che aveva «scelto ad emblema e divisa la cosiddetta linea emme, cioè la lettera iniziale dei nomi dei teorici a cui essa parte si rifaceva, e cioè il Mazzini, il Marx, il Mao, il Min e il Marcuse. (Gli avversari ci mettevano anche, a beffa, il Mussolini)».”
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