L’Aquila, 6 aprile 2009/ 6 aprile 2018

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Dopo il terremoto del 2009, sono tornato all’Aquila tutti gli anni. L’immagine della città di prima si sovrapponeva a quella che il sisma aveva brutalmente rimodellato. Quel gioco di dissolvenze e assolvenze fra il passato prossimo e il presente sviluppava una dinamica cruda ma vitale. Il pensiero che, per cause di forza maggiore, quest’anno potrei non andare, immerge L’Aquila in quel moto ondoso oscillante fra il passato e il passato remoto che è tipico della memoria e che col tempo rischia di far evaporare cose e persone.

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