Il video della domenica. Maria Dolores Pesce su IL FILO NASCOSTO, di Paul Thomas Anderson

 

 

Il filo nascosto: Amore o morte?

Un sarto e la sua modella, un uomo dall’edipo incoercibile di ultimo Don Giovanni che incontra dentro il suo labirinto una misteriosa Arianna. Il film omonimo di Paul Thomas Anderson, nelle sale in questi giorni, sembra aprirsi su una situazione bloccata, con la continua ripetizione dello schema maschile seduzione-abbandono, sacrificio liberatorio sulla femminilità ad una madre silenziosa ed incombente. Ma l’ultima vittima sacrificale si ribella al gioco della coazione e si impadronisce del bandolo della aggrovigliata matassa, del filo nascosto che tiene insieme il vestito intimo e inconscio del sarto. Scopre che può possedere l’amato solo quando questo si abbandona fragile come un bambino nei pressi della morte, per poi lei stessa potersi abbandonare al di lui dominio amoroso quando recupera le forze. Così lo avvelena, prima di nascosto poi rendendo lui consapevole, e dopo lo cura. Può sembrare un gioco perverso, di morte e rinascita, un gioco di dominio e prevaricazione, dalle tonalità strindberghiane o ibseniane, in realtà appare come la metafora del precario equilibrio che si attiva nel rapporto amoroso, nella coppia che alla luce di questo rapporto deve interpretare ed elaborare i segni che il passato ha inciso nella psiche. Così, rotto per reciproca e consapevole scelta il meccanismo della coazione seduzione/abbandono e recuperato il valore profondo del rapporto tra maschile e femminile nel difficile equilibrio di possesso e libertà, può essere immaginata una vita finalmente feconda, fatta di nascite e amicizie.
Un film difficile che però molto può dirci se si va oltre il labirinto del paradosso.

Maria Dolores Pesce

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