L’arma e l’aroma

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Quando i (neo?)fascisti parlano di cultura, insorge in me una forte curiosità, così mi sono affrettato a leggere il programma di Casa Pound non appena l’ho trovato per caso in rete. E sono stato ripagato già alla quarta riga del paragrafo 12. “Per una cultura libera.” L’idea che la cultura sia un aroma contro la corruzione mi è parsa tanto (inaspettatamente) gentile quanto, al tempo stesso, flebile. Per dirla più chiaramente, solo una diafana, piccola maestra del primo Novecento avrebbe potuto parlare della cultura come aroma, mentre leggeva ai suoi scolari una poesia di Ada Negri (“Neve bella/ fatta a stella,/ bianca neve/ lieve lieve”…) ; solo quella candida maestra avrebbe potuto sperare che dalla cultura (la poesia, in quel caso) si sprigionasse un effluvio così intenso e avvolgente da indurre i corrotti a vergognarsi della loro bassezza, e quindi a pentirsi e magari anche ad autodenunciarsi. Poi mi è venuto in mente che forse si trattava di un banale refuso e che là dov’era scritto aroma dovesse intendersi arma, e i conti tornavano un po’ di più. Rimane da stabilire di quale arma si tratterebbe: bianca? da fuoco? o, per restare sul classico, qualcosa di più grezzo? Nonostante la sua probabile inefficacia, sarebbe ancora meglio l’aroma.

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