
.http://www.griseldaonline.it/temi/paura/paura-mediatica-propaganda-natale.html
Allo spettro della guerra atomica capace di distruggere il mondo intero, che per alcuni decenni ha tenuto banco, si è succeduto un ampio repertorio di paure – a vario titolo riconducibili al paradigma della globalizzazione incalzante – connesse alle minacce dei dissesti economici su vasta scala e delle crisi finanziarie planetarie, ai rischi dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento ambientale e delle pandemie incipienti, allo spauracchio dell’impoverimento causato dalla ristrutturazione del mercato del lavoro (con conseguente fenomeno migratorio di forza lavoro incontrollata) e all’assillo dei conflitti bellici locali sempre in procinto di espandersi (da cui discendono in linea diretta il terrorismo internazionale e le ondate di profughi in fuga dagli scenari di guerra).
Paure che sembrano piuttosto concrete e che ci obbligano «a registrare l’incremento di forme di violenza relativamente inedite» e che possono essere ricomprese in tre grandi categorie: «le violenze economiche e sociali», «le violenze politiche» e «le violenze tecnologiche e naturali». I sociologi e gli antropologi che cercano di affrontare il problema sono tuttavia concordi nel ritenere che la vera novità consista nel fatto che le paure contemporanee si presentano mescolate fra loro e che sviluppano i loro effetti, come in un motore di aggregazione in cui ne viene amplificata la portata e la diffusione, combinandosi e influenzandosi a vicenda. Un’autentica ed esiziale «matassa delle paure» (l’espressione è di Marc Augé) in cui la vera novità sembra consistere nel fatto che «la paura per la prima volta nell’esperienza umana, è diventata un problema in se stessa»
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