Teatro Stabile d’Abruzzo, Il valore aggiunto

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“Sono felice ed onorata; non sapevo neanche che il mio nome fosse nella rosa dei possibili candidati”. (“Newstown, 27 dicembre”)
Può succedere, lo sapete?, che mentre uno se ne sta lì a fare i fatti suoi (che so, scrivere un romanzo, lavorare a un progetto editoriale, studiare uno sceneggiato o un balletto o cose del genere) il postino suoni alla porta – a me capita sempre mentre sta finendo la cottura della pasta, quindi i miei rapporti con i lavoratori delle poste qualche volta sono un po’ tesi. “Raccomandata!” Grido al citofono: “Devo scendere o sale lei?” Nessuna risposta, un sibilo sgradevole mi ricorda che il citofono è rotto da anni, lo so già mentre formulo la stupida domanda, ma la ripeto, irragionevolmente, perché la mia voce non può giungere in strada, e in quel momento mi sto sfogando, con una punta d’isteria. contro l’amministratore, gli avrò mandato non so quante mail ma del citofono continua a fregarsene. Dopo una veloce mescolata alla pasta e con un occhio al cronometro, scendo le scale, ma intanto il postino sta salendo con l’ascensore. Me lo ritrovo, infine davanti al pianerottolo, che mi porge la busta. “C’è da firmare”. “Dove?” “Qui”. “Eccofatto, graziebuongiorno!” “Un momento, deve firmare anche qui sotto”. (La pasta sarà già scotta, è questione di un attimo). “Non vedo dove”. “No, non lì, se le ho detto sotto…” “Sotto cosa?”. “Cristo!, lì dove c’è la crocetta”. Non dice proprio Cristo, ma lo fa sentire , i postini sono abilissimi a rendere i Cristi impliciti, senza esporsi. Dopo lo scarabocchio, faccio per rientrare. “La biro!”. “Quale?” “Quella. E’ mia”.
A quel punto guardate con odio raddoppiato la raccomandata che avete in mano, non solo perché è la convocazione a un’assemblea condominiale alla quale non parteciperete, ma soprattutto perché vi ha anche rovinato il pranzo. A volte, invece, la raccomandata può contenere la nomina a presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo, come è accaduto alla scrittrice Annalisa De Simone, che dopo aver aperta la busta sarà rimasta pensierosa (la pasta ormai era da buttare e la sorpresa era grande. Superato lo stupore e la tentazione della falsa modestia, quella scelta le sarà sembrata sempre meno casuale. I requisiti c’erano tutti. Obiettivamente: aquilana, autrice di tre romanzi, uno dei quali candidato al Premio Strega (intensa e travagliata passione della giovane scrittrice protagonista del libro con un noto e maturo romanziere, intrecciata con le drammatiche vicende del terremoto che colpì L’Aquila il 6 aprile 2009); ballerina, coreografa, attrice, due lauree…. Un curriculum grazie al quale la scrittrice potrebbe aspirare alla presidenza di qualunque ente culturale europeo, con tutto il rispetto dell’istituzione aquilana. Ecco, a proposito di istituzioni (e del relativo senso delle medesime), spicca un passaggio nell’intervista che la neopresidente ha rilasciato ad Abruzzo Web.
Chiederà una mano anche al suo fidanzato Jacopo Gassman? Che contributo potrebbe portare allo Stabile?
“Jacopo era in pole position per la carica di direttore artistico, ma ha preferito non partecipare al bando. Sono stata felice che la nuova amministrazione abbia usato questo strumento per decidere chi dovesse ricoprire un ruolo tanto fondamentale: si può discutere su come sia stato scritto il bando, è legittimo farlo, ma è anche doveroso riconoscere l’ottimo tentativo di procedere nel nome della meritocrazia. Mi auguro che Jacopo sia generoso con il Tsa, sono sicura di poter contare sulla sua immensa conoscenza del teatro contemporaneo e sui suoi contatti.”
Tutti gli utenti del Tsa devono augurarsi che Jacopo non solo sia generoso ma che continui anche ad esserlo; purtroppo, sulla stabilità degli umori non si può sempre scommettere, soprattutto tra fidanzati, si sa come vanno le cose: un malumore, una discussione improvvisa (che poi sono il bello dell’amore, confessiamolo), e per ripicca l’agenda dei contatti si chiude. Poi magari, dopo una settimana, tutto si riaggiusta, per carità, e il Tsa riprende a volare, sempre meno aquilano, sempre più nazionale e internazionale: un Teatro Stabile di rilevante interesse culturale e ad alto contenuto emotivo. Oltre che meritocratico, s’intende.

4 pensieri riguardo “Teatro Stabile d’Abruzzo, Il valore aggiunto”

  1. Gentile Gozzi,
    ho apprezzato il tono leggero del suo commento ritrovandomi anch’io, ahimè, nella classica, irrimediabile, intempestività delle raccomandate ore pasti. Vorrei, tuttavia, fare alcune precisazioni.
    L’incarico di Presidente non prevede bando, ma è espressione diretta della regione Abruzzo. Il bando a cui mi riferivo è quello emesso dalla “nuova amministrazione”, in sintesi dal comune, e riguarda esclusivamente la scelta del direttore artistico. In questo sì, sono stata felice del tentativo di procedere attraverso una scelta più collegiale, nel nome della meritocrazia. Altra piccola precisazione: la mia dichiarazione da lei citata, in realtà, prosegue e proprio nella riga successiva, omessa nel suo commento, fa riferimento alla mia personale rete di conoscenze.
    Prima di porgerle i miei saluti, vorrei precisare che il TSA non vanta alcun contenuto emotivo; gode, invece, della ratio di tutti i professionisti che formano la compagine direttiva e tecnico-amministrativa. Vorrei infine rassicurarla su un fatto. Nessun mio rapporto personale è stato mai inteso, nelle mie esperienze professionali, ripeto, mai, come postilla sul mio curriculum. Sposando l’ironia del suo commento, posso assicurarle che nel mio cv, accanto alla prima e alla seconda laurea, non ci sono nomi e cognomi di fidanzati, ma due numeri a tre cifre e, proprio lì accanto, due lodi.
    Un saluto e i miei più cari e sinceri auguri per il nuovo anno.
    Annalisa De Simone

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    1. Gentile dottoressa De Simone,
      la mia riflessione non entrava in alcun modo nel merito del suo curriculum, non avevo nessun elemento di giudizio, e d’altra parte ritengo, per esperienza, che un curriculum abbia un valore piuttosto relativo, nel bene come nel male, a meno che non metta in campo pubblicazioni scientifiche di comprovato livello. Non si trattava dunque di questo, ma della presenza, nella sua dichiarazione riportata dalla stampa e quindi in qualche modo pubblica, di una figura, quella del fidanzato, che mi è parsa incongrua in quel contesto, in quanto afferente alla sfera del privato. Chi opera in un ambito culturale si avvale delle sue relazioni: in senso stretto e in senso lato, quindi anche di quelle a cui può giungere tramite persone che gli sono vicine ( a qualunque titolo), ciò è inevitabile e in fin dei conti utile; mi sembra tuttavia che certe affermazioni siano troppo disinvolte, o se vogliamo troppo sincere. Proviamo a sostituire il termine fidanzato con uno meno nevralgico: un Presidente che dichiarasse: “Sono sicuro di poter contare sull’immensa conoscenza del teatro contemporaneo e sui contatti della mia mamma” desterebbe un minimo di sconcerto, almeno ai miei occhi. È tutto qui: una piccola questione di forma, forse marginale e forse anche un poco rétro, che naturalmente non m’impedisce di porgerle i migliori auguri per l’anno nuovo e per il suo lavoro.
      Alberto Gozzi

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  2. Gentile Dottor Gozzi,
    un’ultima precisazione. Ci tengo a sottolineare che la mia non è stata affatto una dichiarazione spontanea, ma una risposta in merito alla domanda del giornalista: «quale contributo crede che porterà il suo compagno, Jacopo Gassmann, al TSA?».
    Proviamo, ora, a sostituire il termine fidanzato con fidanzata. Se fossi stata io la figlia d’arte, dubito che il mio compagno, un uomo, sarebbe stato sottoposto a una domanda del genere, che sconfina apertamente nel privato. A parer mio, è questo l’aspetto rètro dell’intera faccenda.
    Le sono molto grata per gli auguri che mi porge, la mia regione, e la mia città, sono state vittime, dopo il terremoto, di una ingente disgregazione sociale, che rende il ruolo del teatro e la sua vitalità ancora più sostanziali e decisivi.
    Un saluto.
    Annalisa De Simone

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    1. Gentile dottoressa De Simone,
      la domanda del giornalista era incongrua, poco elegante e sessista, direi, più che rétro. Della qual cosa mi dispiaccio, per lei che l’ha ricevuta e per me, lettore ingannato.
      Un saluto.
      Alberto Gozzi

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