In lettura. VITO MANCUSO, IL BISOGNO DI PENSARE

 

Non so perché mi sono avventurato in questa lettura, visto che di solito non leggo i libri di teologi, non per partito preso, ma per la semplice ragione che non mi vengono in mente. Temo che l’impulso sia stato generato da un’apparizione fugace del suo autore in televisione e dal mio conseguente desiderio di sapere qualcosa su di lui (siamo tutti più permeabili di quanto ci induce a credere la nostra presunzione). L’incipit, devo dirlo, mi ha leggermente congelato’: troppo diretto, troppo occhi negli occhi, troppa intimità si sprigiona da questo a tu  per tu con l’autore, e poi quella bianca sorgente dalla quale siamo sbucati assomiglia pericolosamente a quei sentieri luminosi dei quali raccontano i reduci da qualche coma. 

Quanti anni avete? Diciassette, ventuno, cinquantacinque, ormai quasi sessanta, o forse sono già ottanta? Qualunque età abbiate, io vi chiedo qual è il vostro punto di orientamento in questa vita che scorre, che viene da una bianca sorgente che non conosciamo e va verso un mare nero che conosciamo ancora meno. Io, alla mia età, ancora mi chiedo a cosa affidarmi per trovare direzione e sostegno, perché di un sostegno ho bisogno, questo è sicuro, questo lo sento, a volte con un dolore sottile e penetrante che mi pervade tutto il corpo, specialmente la sera. Anche voi l’avvertite talora, o non sapete neppure di cosa parlo? Mi capite, o pensate che io sia solo un disadattato cui concedere un sorriso di circostanza?

Per fortuna, qualche pagina più avanti, è comparso Norberto Bobbio.

Io non so perché qualcuno nasce con il bisogno di pensare e qualcun altro no, per me si tratta di uno degli enigmi più grandi della condizione umana. Mi vengono in mente le parole di Norberto Bobbio, quando, cogliendo a sua volta questa linea di divisione che attraversa il genere umano, affermò che secondo lui “la differenza rilevante non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.”

Per quanto un po’ troppo magistrale, la citazione mi induce a proseguire. Se ci saranno novità interessanti, le segnalerò. I libri, comunque, si possono sempre abbandonare, è il primo diritto del lettore, a dispetto dei sensi di colpa che ci hanno instillato da bambini: i libri non sono una minestra che bisogna trangugiare fino all’ultimo boccone.

 Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, Garzanti

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