
Nei propositi destabilizzanti del teatro futurista, gli oggetti hanno una funzione strategica, arieti destinati a demolire la psiche e la forma dell’attore al quale si sostituiscono con la prepotenza degli invasori che intendono gettare uno strato di calce sul palcoscenico e sulla tradizione. Nei racconti di Savinio (e quindi nel nostro spettacolo), gli oggetti (il salotto, nel caso specifico) vengono dotati, invece, di qualità umane, come la parola e il ricordo. Non per questo diventano alleati degli uomini, tutt’altro: la memoria, che negli oggetti si annida, si organizza in racconto, e il rapporto con essi può diventare fortemente conflittuale, come nel caso di Poltrondamore. (Nella foto, l’ineffabile Gianluigi Pizzetti si esibisce in una performance all’ultimo sangue con una poltrona).
