
Appena terminata la replica pomeridiana di ieri, uno spettatore seduto nell’ultima fila della piccola gradinata, si volta verso la regia e dice: “È proprio un buon Surrealismo, questo!”. L’apprezzamento per lo spettacolo è lusinghiero e singolare: mi piace l’idea che esistano varie qualità di Surrealismo, come di cioccolato. Lo spettatore, piuttosto giovane, precisa: nonostante la presenza del Surrealismo (di cui non ne viene specificata la quantità: al 30, al 50 per cento?), lo spettacolo è scorrevole e piacevole, con una punta di amarotico surrealistico. In assenza di una critica teatrale, ormai espunta dai giornali, gli spettatori sopperiscono, e lo fanno con la grazia efficace della semplicità.
