Il Libraio ci racconta una bella favola nordica (che sicuramente risponde a verità ma che non per questo perde il suo alone): nelle notti di luna piena, Dagur Hjartarson e Ragnar Helgi Ólafsson, i fondatori della casa editrice Tunglið (Islanda) stampano i nuovi titoli del loro catalogo. I lettori (pochi eletti, presumo, e molto informati) devono fare in fretta se vogliono acquistarli, perché dopo poche ore le copie invendute saranno bruciate. Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere (o di vedere in tv, è sempre più difficile ricostruire i percorsi capillari dell’informazione) una notizia che mi ha colpito per la sua marginalità: sta tornando la griffe. A me pareva che non se ne fosse mai andata, invece una guru procace ci spiegava che da qualche anno i consumatori non ambivano più ad andare in giro con il torace marchiato da una scritta come “Baci e abbracci” o simili e che avevano incominciato a scegliere etichette meno clamorose. Questo periodo di sobrietà me lo sono perso, e ormai non torna più perché la supergriffe è alle porte: ma rivisitata con ironia, spiegava la guru, cioè grande come l’intero prodotto. Comprate una valigia di 71X58? Quella sarà la misura del marchio. Un paio di scarpe misura 44? il marchio sarà di 28, 5 centimetri. E così via. (Più che di ironia, sembrerebbe trattarsi di enfasi, ma le guru del fashion hanno misure retoriche tutte loro). Contrariamente ai libri della casa editrice Tunglið, quella valigia e quelle scarpe saranno sempre disponibili, tanto che se non li andrete a cercare verranno loro a casa vostra mescolandosi ai vostri post su fb e alle vostre mal.
Sono due diversi modi di affrontare il mercato, la prima elitaria con sfumature iniziatico-gotiche, la seconda aggressiva e caciarona. La prima mi ricorda il ciclo vitale (chiamiamolo così) di certi piccoli spettacoli: pochissimi sanno dove si svolgeranno, e per poche repliche, spesso con mezza platea; la seconda, quello di spettacoloni, promossi perfino da Marzullo, che tengono il cartellone per qualche mese. Ambedue finiranno nell’impalpabile della dimenticanza, e sarà premio l’averli visti o, viceversa, avere avuto il fiuto di evitarli. (Premi comunque simbolici, nell’un caso e nell’altro)